13 giugno 2014

Macchina da cucire, a me! Primi esperimenti di cucito: porta documenti e portabiglietti da visita.

Carissime,
nella lista dei buoni propositi stilata all'inizio dell'anno avevo inserito quello di cimentarmi con la macchina da cucire. A dire la verità è da un lustro che si ripete la faccenda, arriva capodanno e la sottoscritta tra gli obiettivi dei dodici mesi a venire riesce sempre ad infilare anche quello.
Gennaio, febbraio, marzo, qualche timido approccio, per poi tornare nel resto dell'anno a cucire a mano. Certo, più tempo, più lavoro, ma tant’è, vuoi mettere? Questo duemilaquattordici la solita trafila, o manfrina se preferite. Un fuoco di paglia invernale, poi la primavera e si ritorna alla cara, vecchia, epica manualità. Ma qualche giorno fa, ecco l'imprevedibile. Forse portata dal primo zefiro estivo, una voglia irrefrenabile di cimentarmi con l'aggeggio. 
In realtà è semplicemente successo questo, è arrivato l'istante giusto per iniziare a lavorare seriamente con la macchina da cucire. Del resto arriva il momento adatto per tutto, lo ricorda in maniera sublime quel magnifico libro sapienziale che è il Qoelet

Ogni cosa ha il suo tempo, e c'è il momento giusto per ogni cosa sotto questo cielo...

Riguardo a ciò,  mi viene in mente che gli antichi greci avevano un parola -Kairos- per designare il momento opportuno, un concetto che definiva il tempo nel suo aspetto qualitativo: possiamo tradurlo anche in tempo propizio, attimo fortunato.  Il Kairos era anche una divinità, le rappresentazioni ce lo mostrano come un giovanetto con un ciuffo sulla fronte ed il resto della testa calva, sempre di corsa, a sottintendere che bisogna essere bravi ad afferrarlo quando ci passa davanti correndo, senza tentennare perché una volta che è andato oltre non abbiamo nessun modo di aggrapparci ad esso (a buon intenditor...). Ebbene, se si coltiva l’arte dell’ascolto, riusciamo a sentire il passo veloce del Kairos: come un fruscio di foglie, come un frullo di un passero, lui si avvicina e sappiamo che “o adesso o mai più”.
Ecco quello che è accaduto, rapita dall'incanto del fuggevole Kairos, imitandone la velocità, in un battibaleno ho aperto la macchina, l'ho accesa, ho riempito la spoletta, montato il filo...pronti, posti e via a razzo a tagliare ed imbastire.
La nuova avventura è cominciata. Per il primo esperimento ho messo mano a dei ritagli di stoffa di lana d' un gran bel colore blu (Grazie Maria!).
Insomma, come volevasi dimostrare, tanto tuonò che piovve: mi piace moltissimo lavorare a macchina. Adoro ascoltare il suono dell’ago, ripetere i gesti - a me tanto familiari - di accompagnare con la mano la stoffa, abbassare ed alzare il piedino … Quante volte li ho visti fare ad un persona che oggi non c'è più! In quei gesti rivive tutto un mondo che mi porto dentro e che custodisco con riserbo e pudore.
Ho concluso il lavoro con nastri e grosgrain come rifiniture, poi per la chiusura sono tornata all’uncinetto: lana bianca e filo in caucciù.
Per essere un' opera prima, il risultato è davvero soddisfacente. Ovviamente, come si dice...ampi margini di miglioramento. Ma questo riguarda l'intero orizzonte di ogni buona fanatica dell' handmade che si rispetti.











Coraggio e sempre più creative!
A presto, Melissa




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